Radicali liberi: cosa può fare il nostro organismo per difendersi?

by Redazione on 29 agosto 2012

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Nella prima parte dell’articolo dal titolo “Radicali liberi, obiettivo: attacco ai lipidi” abbiamo approfondito la nostra conoscenza di uno dei fattori più pericolosi per la salute, i radicali liberi, analizzando quali sono, come agiscono e quali danni possono provocare.

In questa seconda parte, cercheremo di scoprire se il nostro organismo possiede le risorse adeguate per difendersi dal loro attacco. Il nostro organismo è dotato di un sistema di protezione dai radicali liberi ben collaudato nel corso dell’evoluzione. Tuttavia, questo scudo protettivo naturale in certe condizioni necessita di essere potenziato ed ottimizzato.

Focalizziamo ora la nostra attenzione su questo meccanismo di protezione naturale di cui ciascuno di noi è dotato, partendo da una definizione di sostanza antiossidante. Una sostanza ossidante è una sostanza che a concentrazioni relativamente basse è capace di ritardare significativamente o di determinare l’inibizione del processo ossidativo. In sostanza, un antiossidante contrasta l’azione dei radicali liberi, ritardando significativamente il processo oppure inibendolo. Quest’azione di contrasto può avvenire in modi diversi e rispetto alla modalità con cui avviene si riconoscono tipi diversi di antiossidanti.

Se ti interessa approfondire anche gli aspetti dettagliati di questo processo leggi la parte a caratteri piccoli qui sotto, altrimenti salta direttamente alla parte dedicata ai benefici degli antiossidanti.

I) Gli antiossidanti preventivi agiscono disattivando le specie reattive dell’ossigeno che abbiamo visto nell’articolo precedente (link), cioè le specie ROS. In questo modo agiscono preventivamente sulla formazione dei radicali liberi. Si occupano quindi della fase in cui i radicali liberi si stanno per formare, “a monte” del processo. Gli antiossidanti preventivi si dividono in due gruppi, gli antiossidanti preventivi enzimatici e i non-enzimatici. I primi sono concentrati all’interno delle cellule, mentre i secondi si trovano principalmente nello spazio al di fuori delle cellule (ambiente extracellulare). SOD (superossido-dismutasi), catalasi, alcune perossidasi (in particolar modo alcuni tipi di glutatione perossidasi), sono esempi di importanti enzimi coinvolti nei processi di eliminazione enzimatica dei radicali dell’ossigeno. Mentre alcuni degli antiossidanti non-enzimatici sono l’acido ascorbico, l’acido urico, le proteine plasmatiche (contenenti gruppi tiolici), il glutatione, e il betacarotene.

II) Gli antiossidanti preventivi chelanti come la transferrina, l’albumina e la ceruloplasmina si occupano di rendere inoffensivi gli ioni metallici, come ad esempio il Ferro Fe2+ i quali in determinate condizioni possono attivare il processo ossidativo.

III) Gli antiossidanti “interruttori della catena” o chain-breaking particolarmente concentrati a livello dei liquidi extracellulari dell’uomo (al di fuori delle cellule), come la vitamina E ed altri composti lipofilici (cioè di natura lipidica). Questi antiossidanti agiscono interrompendo l’effetto “domino” a cascata che i radicali liberi innescano a livello dei lipidi. I benefici degli antiossidanti: Gli antiossidanti in diversi casi mostrano una predisposizione al lavoro concertato e producono una sinergia fra di loro, come ad esempio la vitamina E appena e la vitamina C. Infatti, la vitamina C (acido ascorbico) possiede la capacità di rigenerare la vitamina E ogni volta che questa viene esposta a un radicale libero. Quindi una buona scorta di vitamina C, assicura una più efficiente risposta difensiva del nostro organismo in modo del tutto sicuro per chi ne assume sotto forma di integratore nutrizionale. Oltre poi a questa attività sinergica, ricordiamo che ogni principio antiossidante possiede delle caratteristiche uniche che lo rendono più adatto a proteggere da specifici tipi di radicali liberi o altre molecole ossidanti (e anche avere a volte una predilezione per un tessuto particolare: fegato, reni, cervello e nervi, ecc.).

A questo punto diventa importante scegliere la migliore sinergia fra i diversi numerosi principi antiossidanti per approfittare del naturale “effetto concertato” fra diverse vitamine e godere di una copertura antiossidante la più ampia possibile. Un ottimo esempio di miscela antiossidante che possiede queste caratteristiche speciali e che esce direttamente dalla fucina di madre natura è quella contenuta nel frutto del goji (Lycium barbarum L.).

Il goji possiede naturalmente un ampio spettro di antiossidanti (vitaminici, minerali e non-vitaminici) già assemblati in un modo che sembra ottimale (anche dai numerosi commenti positivi riportati dagli utilizzatori). Inoltre il goji possiede delle specificità interessanti, come una particolare vitamina C (AA-2betaG) che mostra alcune differenze rispetto alla comune vitamina C (AA), come la sua predilezione particolare verso alcune comuni molecole ossidanti: idrossile (R-OH) e perossido (R-O-O-R). Potrebbe essere quindi interessante assumere entrambe le tipologie di vitamina C (quella comune e quella contenuta nel goji). Un altra peculiarità del goji risiede negli specifici polisaccaridi LBP (Lycium barbarum polysaccharides) che questo contiene e che in alcune ricerche di laboratorio hanno dimostrato di indurre un effetto antiossidante “dall’interno”, ossia stimolano la produzione delle difese antiossidanti endogene dell’organismo (quelle prodotte naturalmente dalle nostre cellule). Il goji sta quindi dimostrando di possedere delle caratteristiche davvero interessanti e primeggia fra i super-alimenti naturali adatti a chi desidera prendersi cura del proprio benessere.

Ci vediamo per la terza ed ultima parte dell’articolo, che sarà intitolato: “Radicali liberi: quali malattie puoi prevenire con i giusti antiossidanti”.

Bibliografia: spunti tratti dal testo “Alimentazione e nutrizione umana” di Aldo Mariani Costantini, Carlo Cannella, Gianni Tomassi – ed. Il Pensiero Scientifico Editore

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